RITRATTO DI
IRENE
BRIN

Persone

RITRATTO DI IRENE BRIN, LA PRIMA FASHION EDITOR ITALIANA, ICONA DI FASCINO E CULTURA.
  
Tra le prime giornaliste di costume c’è una donna che ha dato un contributo essenziale alla moda nel nostro paese e all’affermazione dello stile Made in Italy nel mondo, diventando la prima fashion editor italiana. Irene Brin è stata la prima scrittrice che ha raccontato la moda negli articoli dei rotocalchi elevando quei pezzi a genere giornalistico colto, raffinato ed elegante e dando lezioni di bon ton con uno stile asciutto, ironico e pungente. Scriveva di moda, la sua grande passione insieme all’arte, e lo faceva da ancor prima che ventenne, da prima che Leo Longanesi, direttore del settimanale Omnibus, la invitasse a scrivere per lui dandole un nome leggero, brillante, che le aderì alla perfezione. Lei stessa scriveva: “Io non mi chiamo né Irene, né Brin, anche se così figuro in contratti, elenchi telefonici, discorsi familiari. Sono nomi inventati da Longanesi. Io sono un’invenzione di Longanesi”. Così Maria Vittoria Rossi diventò Irene Brin. Fu interpretando la contessa Clara, tuttavia, che divenne famosa al grande pubblico italiano dando consigli di bellezza e moda, e lezioni di galateo, interpretando un’anziana contessa d’oltrecortina nell’immediato dopoguerra.
Sono i primissimi anni ’50 a essere teatro di un’apertura agli Stati Uniti e della nascita di relazioni che avrebbero modificato l’ecosistema italiano della moda. Nel 1950 Irene fece un incontro importante: passeggiando con il marito per Park Avenue, a New York, incontrò Diana Vreeland, caporedattrice di Harper’s Bazaar, della quale divenne la prima corrispondente italiana a collaborare, in un tempo in cui la moda parlava solo francese. Un anno dopo contribuì alla realizzazione della prima sfilata di moda in Italia, organizzata dal marchese Giovanni Battista Giorgini nella sua villa di Firenze.
  
brin_01
  
Fu un incredibile successo, l’inizio di un nuovo e rivoluzionario modo di vivere la moda, e di nuove alleanze tra Italia e America. Lavorando per una delle più sofisticate riviste newyorchesi, a cui collaboravano personaggi come Truman Capote, Carson Mac Cullers, Brassai e Henri Cartier-Bresson, Irene Brinn era una delle donne più cosmopolite del dopoguerra e rappresentava l’idea di stile di cui scriveva. Viaggiando moltissimo, da sola e insieme al marito, s’introdusse negli ambienti artistici e intellettuali, intrecciando rapporti con le figure di rilievo dell’alta società. E a Roma, dove abitava, nel 1946 fondò insieme al suo compagno per la vita Gaspero del Corso la prima galleria italiana del secondo dopoguerra, destinata a diventare il fulcro della nuova vita artistica della Capitale, ospitando i più importanti pittori dell’anteguerra, da Morandi e Balla a Sironi e De Chirico. Superati gli anni della repressione fascista, la giornalista poté attingere alla propria formazione per mettere a servizio del Paese un’incredibile vivacità culturale e promosse presso L’Obelisco l’esposizione di artisti fino ad allora poco conosciuti come Magritte, Rothko, Kandinsky, Calder, Dalì, Bacon, Picasso e tanti altri. Un amore profondo, quello per l’arte, coltivato anche nel giardino della casa di famiglia, e da lei fortemente voluto. Il “giardino di Irene” sorge a Sasso, frazione di Bordighera, ed è costituito da terrazze degradanti verso la vallata che ospitano piante e opere d’arte di notevole bellezza e valore.
Tra rose, palme, pini, cipressi e sorgenti naturali si respira la vocazione culturale della scrittrice che volle renderlo sempre più un giardino di sculture, con opere di Pomodoro, Perez, Manuelli. Una vocazione raccolta dal nipote, Vincent Torre, a sua volta collezionista d’arte, che dopo la morte di Irene diede un’impronta decisamente contemporanea al luogo coinvolgendo Maria Dompè, artista dello spazio e del
paesaggio. Il giardino è oggi un museo a cielo aperto che ospita le iniziative dell’Associazione culturale Irene Brin, fondata nel 2013 e promotrice di concorsi, mostre e altre attività culturali. La prima fashion editor italiana morì di tumore nella casa di famiglia a Sasso nel 1969, e le sue ultime parole furono per dire “voglio fare un viaggio”. Lo stesso anno, l’Accademia di moda e costume di Roma istituì il Premio Irene Brin a favore dei giovani stilisti talentuosi, mentre Alberto Fabiani, creatore di quel tailleur che l’aveva fatta notare dalla zarina di Harper’s Bazaar, le dedicò un’intera collezione. Un ulteriore riconoscimento per una donna che, come scrisse il suo grande amico Indro Montanelli, “ha inventato un nuovo modo di vedere le cose e di descriverle”.
  
“Associazione Irene Brin”
Via Cairoli, 6, Loc. Sasso di Bordighera (IM)
c/o Il giardino di Irene
infoassociazioneirenebrin@gmail.com
  
www.giardinoirene.it
  
brin_02
  
Note:
  
Copertina. Irene Brin, Galleria L’Obelisco. GNAM
01. Richard Avedon, Irene Brin, 1954. Associazione Irene Brin
02. Massimo Campigli, Ritratto di Irene Brin, 1954, olio su tela. Associazione Irene Brin
03. Augusto Perez,”I partigiani”(opera non più in loco)

QUESTO SITO UTILIZZA COOKIE: CONTINUANDO LA NAVIGAZIONE SE NE ACCETTA L’UTILIZZO. SE VUOI SAPERNE DI PIÙ CLICCA QUI OK