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DIURNO VENEZIA, UN LUOGO CHE NON TI ASPETTI

  
Ancora pochi lo conoscono, ma in molti se ne innamorerebbero all’istante. Sotto il traffico che scorre in superficie in Piazza Oberdan, a Milano, riposa silenzioso un luogo in cui il tempo si è fermato, lasciando intatta ogni cosa. Una superficie complessiva di 1200 metri quadrati, articolati in due zone principali: un salone preceduto da un grande atrio e suddiviso in tre navate, e le terme con i bagni, la superficie maggiore. Destinato ad attività commerciali e alle cure del corpo, è l’Albergo Diurno Venezia, progettato dall’architetto milanese Piero Portaluppi: un meraviglioso gioiello d’eleganza in stile liberty appartenente a un’epoca non lontana, ma a lungo rimasto segreto. E oggi, grazie al Fai, Fondo Ambiente Italiano, riaperto a ospitare temporanee e prestigiose esposizioni d’arte e di design, in occasione delle manifestazioni milanesi più importanti di questi settori.
 
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Quasi nulla ne segnala la presenza, tranne una pensilina in ferro ormai cadente nascosta nel caos degli altri elementi dello spazio circostante, che a un primo e distratto sguardo sembrerebbe indicare un accesso alla metropolitana. Invece, proprio nel centro della capitale della moda e del design, c’è uno dei bagni diurni più grandi, più belli e meglio conservati di tutta Europa, nato per rispondere ai bisogni quotidiani di una città in pieno sviluppo, inaugurato nel gennaio del 1926. Per un cinquantennio di attività e splendore, il Diurno Venezia è stato un centro servizi per viaggiatori e cittadini che, vicino alla stazione, si rinfrescavano e provvedevano alla pulizia personale potendo usufruire di quarantotto bagni riscaldati, semplici e di lusso, con le prime docce e con vasche da bagno. Gli avventori avevano altresì a disposizione un’agenzia di viaggio, un casellario postale con servizio di steno-dattilografia, l’ufficio cambi, il deposito bagagli e valori, una cabina del telefono, buvette, radio in filodiffusione, parrucchiere per uomo e donna, manicure e pedicure, sartoria, lavanderia e stireria, vendita di giornali e abbigliamento. Il tutto, fonte di un immaginabile grande successo. Era un “luogo di tutti”, “una piccola città nella città”, “che tanti ricordano e che a tanti manca”, come raccontano le parole di Antonio Sorrenti, storico pedicure del Diurno. E quelle di altri, tanti, che come Dino Buzzati e Luciano Bianciardi sono rimasti affascinati da questa perla nascosta, tanto da ambientarci un racconto uno, e un romanzo l’altro. Dopo il 1990, quando tutti tranne uno, attivo fino al 2003, gli esercizi sono stati chiusi, solo l’oblio. Fino a quando, in occasione delle Giornate di Primavera del 2014, insieme al Comune di Milano è stato intrapreso un percorso che porterà al recupero, alla valorizzazione e alla definitiva riapertura al pubblico di questo spazio. Anche grazie ad una collaborazione con l’Università Statale e il Politecnico di Milano, presso i quali un gruppo di ricerca multidisciplinare è stato creato ai fini della costruzione di un sapere originale, condiviso ed esaustivo sull’Albergo Diurno Venezia.
 
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Restiamo in ascolto, dunque, delle storie e delle voci che riecheggiano nel sottosuolo di Piazza Oberdan, perché qualunque funzione tornerà ad avere questo luogo, non potrà che scaturire dalla sua vita passata. Il viaggio nel tempo continua.
  
Visitabile nelle giornate di apertura straordinaria a cura della Delegazione FAI di Milano, prenotazione obbligatoria su: www.faiprenotazioni.it
Per ulteriori informazioni: www.fondoambiente.itfaidiurno@fondoambiente.it

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