GIOCHI
D’ACQUA
Persone

PATRIZIA SAVARESE E IL SUO VIAGGIO NELL’ACQUA.
  
“Ho chiuso l’acqua in una scatola e l’ho guardata muoversi. Questo è ciò che dico, in genere, a chi mi chiede cosa c’è dietro il lavoro di sei anni per i calendari Teuco che sono quasi tutti ambientati sott’acqua. Perché l’acqua è un elemento che ne contiene e ne evoca molti altri (…)”. Per la fotografa romana Patrizia Savarese l’acqua è un elemento speciale al quale ha dedicato parte del suo lavoro. Conosciuta anche per aver immortalato rock star internazionali a partire dagli anni ‘80, come i Duran Duran e Mik Jagger, ci racconta il suo studio particolare sull’elemento naturale.
  
– Dopo aver lavorato per molto tempo per lo show business, negli ultimi anni la sua ricerca si è orientata verso l’acqua: come nasce questo interesse?

  
Quando iniziai a fotografare nel 1980, e per il corso serale allo IED (lavoravo e studiavo), preparai una ricerca sugli oggetti trasparenti (palline di vetro, piccole barre di perspex, bicchieri…) e i loro riflessi e deformazioni. Qualche anno dopo, lavoravo già per l’industria, la Teuco Guzzini mi chiese di fare una specie di reportage “emozionale” sul loro prodotto base, cioè il metacrilato (il comune perspex) e ripartii da quella ricerca, utilizzando dei solidi trasparenti, forme geometriche semplici, immersi nella natura e nell’acqua. Così nacque il primo di una bella serie di calendari per Teuco, dove ho unito le esigenze di comunicazione dell’azienda con le mie ricerche personali sul trasparente e sull’acqua.
  
– Quale messaggio porta la presenza dell’acqua?
  
Molto semplice ed essenziale: acqua come fonte di vita e benessere.
Oltre al fatto che nel nuovo millennio l’acqua è diventata elemento sempre più prezioso e a rischio da un punto di vista ambientale.

  
– Le sue fotografie sono veri e propri viaggi onirici: ci racconti…
  
Credo che in noi resti per sempre il ricordo della vita primaria sulla Terra come anche quella nel liquido amniotico materno. La visione dell’acqua in movimento, del galleggiamento dei corpi, delle bolle prodotte dall’ossigeno… incantano, ipnotizzano e rimandano a sogni e all’inconscio profondo di ognuno di noi.
  
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– L’utilizzo dell’acqua è un elemento ricorrente anche in altri fotografi: c’è qualcuno a cui si è ispirata per il suo lavoro?
  
Quando ho iniziato a lavorare seriamente con l’acqua, alla fine degli anni ‘90, non ricordo di aver visto allora molti altri lavori a parte quelli classici dei bravi fotografi subacquei, soprattutto qui in Italia, e solo dopo il primo anno di ricerca ho scoperto l’eccellente fotografo americano Howard Schatz e il suo libro “Water Dance” (1996). Oggi moltissimi fotografi hanno scattato foto con modelli e modelle sott’acqua, ma ho notato molte copiature e pochi lavori eccellenti… non basta immergere delle persone sott’acqua e scattare per fare qualcosa di nuovo.
Io, senza paura di essere presuntuosa, credo di aver fatto qualcosa di nuovo qui in Italia, alla fine degli anni ‘90.

  
– Come vive la sua professione in questo millennio rispetto al passato: ci sono maggiori o minori stimoli?
  
Per me gli stimoli ci sono sempre anche se, con gli anni, aumenta sempre più il volume impressionante delle immagini nel mondo e tutto sembra ormai essere stato fotografato.
E nell’immensa quantità d’immagini che vengono prodotte da professionisti, artisti e non, io cerco oggi l’essenziale e ho dedicato recentemente del tempo a una ricerca sul minimal. Ciò che manca oggi sono i budget degli anni ‘80, e i relativi investimenti sulla comunicazione.

  
– Com’è cambiata l’arte della fotografia nell’ultimo decennio?
  
La sempre maggiore dimestichezza con la post-produzione digitale modifica l’atto del fotografare, perché molto spesso lo scatto è solo una prima parte di altre fasi. Anche nel periodo analogico c’era l’elaborazione – ed era in camera oscura – o il difficile ritocco manuale sulle pellicole, ma oggi la tecnologia offre molte più possibilità di intervento e si aprono nuovi orizzonti. Ciò che non cambia è la necessità di un progetto e la capacità narrativa dell’autore.
  
– Quali sono le foto che ha nel cuore e perché? Che storia raccontano?
  
Ho un bel ricordo dei primi anni dei lavori con Teuco, un’appassionante e innovativa ricerca. Sono grata al fondatore dell’azienda, Virgilio Guzzini, e al suo staff per avermi messo a disposizione con entusiasmo tutte le attrezzature tecniche progettate insieme e costruite apposta per realizzare le foto con l’acqua in sei anni di lavoro. Tutti quelli che hanno partecipato a quegli shooting li ricordano con nostalgia… siamo stati probabilmente dei pionieri.
  
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CHI È PATRIZIA SAVARESE
Nata a Roma, dopo gli studi in Architettura, Architettura d’Interni e Fotografia, ha iniziato a lavorare immortalando spettacoli rock e rockstar internazionali. Verso la metà degli anni ‘80 ha cominciato a lavorare nella moda e in pubblicità, collaborando anche con L’Espresso, che le ha commissionato servizi d’illustrazione e copertine. In più di trent’anni di carriera ha collaborato con numerose riviste e giornali, ha realizzato diverse mostre e ha ricevuto premi prestigiosi tra cui, il “Memorial Mario Giacomelli”, con Oliviero Toscani. Inoltre, ha prodotto numerose immagini artistiche per l’industria, come calendari aziendali d’autore (Teuco-Guzzini/Ed.Colombo) e d’illustrazione, distribuite da Contrasto (che la rappresenta dal 1988); attualmente pubblica sul catalogo americano Corbis-Stock Market.
Tra i numerosi riconoscimenti, è stata invitata a offrire le sue foto a un’asta per la fondazione Luc Montagnier a Montecarlo, alla presenza dei principi Alberto e Stephanie. I suoi lavori sono entrati nel circuito Fineart e battuti all’asta da ChristiÈs e Sotheby’s. È stata insegnante dello IED (Istituto Europeo di Design). Nella sua lunga carriera ha sperimentato su paesaggi e figure umane: la prima a fotografare il nudo maschile negli anni ‘80.

  
www.patriziasavarese.com

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