Contaminazioni

IL MAXI
DRESS CHE
NON
PASSA
MAI

Contaminazioni

MAXI DRESS, MAXI GLAM
  
Se i jeans rappresentano la democrazia nella moda, il lungo o maxi è sinonimo di femminilità. Rasoterra, alla caviglia o midi, abiti e gonne che coprono le gambe e armonizzano la silhouette – specie se ampi e fluttuanti – affascinano, e di più, incantano. Le lunghezze cambiano a ogni stagione, ma il lungo resta un punto fermo nelle pagine di moda e stile, oggi più che mai libero dalle etichette collezionate in secoli di storia e di trasformazione del costume.
  
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Perché se è vero che fino a pochi secoli fa al vestito – o alla gonna – fino a terra non c’era alternativa, dai primi anni del secolo scorso, grazie a stilisti come Paul Poiret, gli orli hanno iniziato una vertiginosa rivoluzione prima verso l’alto e poi ancora in giù, veicoli di nuove ideologie. E’ dai ’20 e ‘30 che le lunghezze iniziano ad accorciarsi, in concomitanza con i primi accenni di una progressione sociale scioccante, del tutto inedita. D’altronde, come si poteva ballare lo swing con abiti più lunghi? Quella lunghezza, così audace per i tempi, tuttavia dura poco e a seguito degli avvenimenti che scuotono la società negli anni successivi, le lunghezze si assestano sul medio, segno evidente di una prudenza dilagante.
  
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Una deriva che finisce con l’antitesi del lungo: la minigonna interpretata da Mary Quant alla fine dei ’60 accorcia gli orli al massimo storico, con una lunghezza inversamente proporzionale al desiderio di libertà e praticità delle ragazze del tempo. Il monopolio degli orli corti e cortissimi è destinato a durare quasi fino ai ‘90, quando si mescola al grunge, lasciando comunque spazio a un nuovo significato della moda: l’essere qualsiasi cosa si vuole, è il “power dressing”. Nonostante i confini siano stati spinti in avanti con grande coraggio e ciclici effetti scandalosi, l’abito lungo-lungo riappare in una prima versione – in pizzo di cotone e alla caviglia – nel 1968, interpretato da Oscar de la Renta, segnalato in un articolo del New York Times.
  
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Per circa un decennio, il suo destino è di assorbire le contaminazioni di stile di una società in fermento, in primis dell’hippy, per poi quasi sparire di nuovo fino a riapparire con un tocco un po’ chic, un po’ bohémien, reinterpretato dall’icona del boho-chic: Kate Moss. Sono i primi anni duemila, ed ecco che il lungo è tornato per restare.
  
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Caractère intrepreta il maxi a ogni stagione e questa primavera-estate 2018 lo propone in ondulati e leggeri creponne di seta, cinto in vita o morbido sui fianchi, in calde tonalità naturali. Sdoganato ormai da ogni ciclicità, il maxi abito è senza età, uno di quei pezzi che ogni donna dovrebbe avere nell’armadio. Un classico, intramontabile come il desiderio che accende. Adatto a ogni occasione semplicemente cambiando accessori, l’abito lungo è una scelta di carattere. Casual di giorno, elegante di sera. Raffinato e romantico, sempre. Poiché finchè la moda cambia, lo stile resta.


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