INTERVISTA A
GIORGIA
RICCI

Persone

Giorgia Ricci è un’illustratrice italiana di origini riminesi che vive nella sua casa-atelier a pochi chilometri da Treviso. Per conoscerla entriamo in un mondo fantastico popolato da una sorprendente varietà di volti femminili e altri elementi ricorrenti raffigurati su pareti, tele, oggetti e arredi. Giocando tra realtà e rappresentazione, concretezza e mondo onirico, il suo lavoro appare come un grande contenitore sperimentale e divertente, allegorico e smaliziato, puro e follemente femminile. Una babele figurativa di cui il decorativismo è la ritrovata “lingua comune”, la cifra stilistica del suo codice espressivo. Il riflesso di una spumeggiante dimensione interiore in cui Giorgia invita a entrare senza complimenti.

Il mio lavoro è il risultato di una ricerca continua e costante, poco racchiudibile in termini come “professione”, così come in altri come “artista” in senso stretto. Tutto ciò che faccio e che amo confluisce nel mio lavoro: la natura, gli oggetti di cui mi circondo, le persone con cui sono in sintonia, le esperienze che vivo. Alla base di tutto c’è il disegno, e disegnare per me è più di una passione, è un’esigenza. E poi c’è il bisogno, e il mio modo, di elaborarlo ancora con la pittura o il collage e di applicarlo al resto. La moda è sicuramente un canale diretto, ma l’applicazione del mio lavoro si estende anche al design e all’artigianato, oltre che all’arte fine a se stessa.

– Quali sono le origini della tua attività artistica? Come hai cominciato?

Devo dire che inizialmente ero molto attratta dal mondo della moda, e perciò ho intrapreso gli studi in stilismo al Polimoda di Firenze. Ma è stata la successiva frequentazione dell’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Urbino a farmi prendere coscienza di un’innata passione per l’immagine e per la sua elaborazione. Avevo trovato, in particolare nella fotografia, uno strumento congeniale alla mia ricerca espressiva, una cosa molto “mia”. Passavo giornate intere in camera oscura. Il mio lavoro di costruzione dell’immagine poi è cambiato, in particolar modo con l’inizio del mio lavoro a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, nel 2000. Erano gli anni del passaggio dall’analogico al digitale e anch’io mi sono ritrovata catapultata in una nuova realtà. Così ho ricominciato a disegnare tantissimo, e ad essere apprezzata per quello. Lasciando che quel ritrovato “rifugio” diventasse espressione di tutto il mio immaginario, che nel frattempo si arricchiva voracemente di ogni cosa con cui venivo in contatto. Disegnavo sempre, insaziabilmente. Erano anni di grande libertà, quelli poco dopo i venti, e in quel continuo riportare nei miei “diari” ciò che vedevo e che provavo riuscivo ad approcciare mondi diversi e a mantenere un senso di evasione e leggerezza, lo stesso di cui ho bisogno per essere felice. Di quei diari ho valigie piene! Da quella dimensione diaristica sono nati alcuni importanti progetti, come il libro “Wandering aimlessly”, che come recita il titolo rappresenta quel periodo della giovinezza in cui era ancora “permesso” fantasticare e lavorare lasciando che quella spinta, quella propulsione creativa, desse i suoi frutti senza doversi preoccupare della committenza, del denaro, del tempo e dei fattori che subentrano poi. E “Soulmate”, un concetto per me d’importanza fondamentale e il nome di una mia mostra personale alla Galleria Browning di Asolo. Con “Soulmate” mi riferisco a un senso di affinità empatica, elettiva, alla possibilità di una condivisione intensa delle cose, di un arricchimento reciproco con l’altro. Un’altra cosa in cui credo e che cerco.

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– Questa dimensione di libertà è difficile da mantenere per chiunque, anche per chi come te ama profondamente ciò che fa. Nel tuo modo di lavorare gioca un ruolo fondamentale la casa: luogo di vita, di lavoro, di riposo…

Vitale, direi. La mia casa è lo specchio di ciò che sono, ma ci vuole una forte disciplina per vivere serenamente questa sintonia. Amo vedere le cose in ordine e ritrovare in esse la bellezza. Prendermi cura della mia casa ha un effetto benefico su di me, mi fa sentire in armonia. Non potrei farne a meno. Così com’è istintivo disegnare e applicare i miei disegni agli oggetti che mi piacciono: è un piacere profondo, un riflesso dell’amore che ho per essi. In questo continuum ritrovo quel soffio di poesia che mantiene viva la mia dimensione del sogno. Potrei dire altrimenti che la mia casa è il mio “parco giochi” personale. In un certo senso il mio lavoro non finisce mai ma, a sera, godo dell’effetto adrenalinico di aver fatto tantissime cose. E vivere in campagna ma vicina a una piccola città, dove tutto è a portata di mano, mi aiuta tantissimo facendomi perdere poco tempo e rimanere concentrata.

– Un parco giochi dove la tua sensibilità si esprime in modo originale e personalissimo in tutto, dall’arredo degli interni a quello del giardino: uno spazio verde accogliente e fiorito, anch’esso di grande ispirazione?

Adoro la natura in generale e ho un debole per alcuni giardini tipici del Sud Italia, come quelli ischitani de “La Mortella”, che ho nel cuore. E ho passato anni a realizzare illustrazioni botaniche. L’ispirazione è però qualcosa che viene da dentro. Oggi, nella mia produzione artistica più matura, ritrovo suggestioni che fanno parte di me da sempre e che continuano a riemergere, creando inediti mix e contaminazioni. Le figure femminili che disegno, dipingo o creo nei collage sono il frutto di una mia ricerca della bellezza, così com’era nelle mie fotografie, spesso ritratti di donna, anche bambine. Immergermi nel disegno al tratto, nei dettagli dei capelli o dei petali dei fiori, ha un effetto calmante, quasi ipnotico… Sono mondi che ho assorbito in profondità e che riverso in tutto. In altri momenti della mia vita ho esplorato altri immaginari. In molti miei lavori ci sono elementi mitologici, elementi sacri della cultura popolare, dettagli più grunge e aggressivi, punk.

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– C’è uno dei tuoi ultimi lavori che meglio esprime questa “consacrazione della femminilità” e riassume il tuo stile così unico ed eclettico?

In questi mesi sto lavorando ad alcuni piatti in porcellana su cui sono applicati alcuni miei disegni, i “Porcelain trays”. Sono stati esposti nei sotterranei della sede dell’Istituto Caterina Da Siena in occasione della recente settimana del design milanese, insieme ai progetti di Gala Fernandez, mia grandissima amica, e di alcuni altri artisti, grazie alla Galleria Marion Friedman di Londra. Mi piacciono molto.

www.giorgiaricci.com

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Note:

Copertina. fotografo Marco Zanin

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