GIULIA LUNARDI
INTERVISTA
Persone

DANZA, ARTE ELEGANTE
  
Giulia Lunardi è una ballerina italiana che fa parte del corpo di ballo del Teatro alla Scala. Di origini vicentine, trasferitasi a Milano all’età di dieci anni per frequentare la Scuola di ballo dell’Accademia, si dedica anima e corpo alla sua grande passione e, anche grazie alla danza, viaggia il mondo e arricchisce sempre più il suo bagaglio di cultura ed esperienze. L’abbiamo incontrata per farci raccontare come questa forma d’arte, antica quanto l’uomo, sia una componente essenziale della sua vita, e della vita umana in generale.

  
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– Quali sono i tuoi primi ricordi legati al mondo della danza e quando hai capito che era quello il tuo futuro?
  
Fin da bambina, ogni sera dopo cena mi chiudevo in camera, accendevo la musica e iniziavo a ballare. Zompettavo di qua e di là, era il mio modo di esprimermi, di sfogarmi. Ai miei quattro anni, mia madre decise di accompagnarmi a fare una lezione di danza, e me ne innamorai. Vedevo tutte quelle bambine in sala, con body e tutù, l’insegnante che contava e spiegava gli esercizi. Io volevo essere lì con loro. In quel momento ha avuto inizio la mia passione. Poi, quando ho avuto dieci anni, la mia insegnante di danza propose ai miei genitori di farmi fare l’audizione all’Accademia del Teatro alla Scala. Sembrava una cosa talmente irraggiungibile, così lontana… Ma ci tenevo molto, e i miei genitori hanno deciso di portarmici. Passai le prime tre selezioni, ed entrai a far parte dell’Accademia. Mi sono ritrovata in un mondo completamente diverso da quello che conoscevo e a cui ero abituata. Io venivo da una piccola realtà. All’improvviso ero in un posto nuovo, con quattordici bambini, maschi e femmine, che vivevano per la danza. Al mattino andavamo a scuola e nel pomeriggio facevamo danza. È stato attraverso questo processo che mi sono resa conto che la danza poteva diventare il mio futuro, che fare la ballerina poteva essere veramente il mio lavoro. Durante il mio percorso in Accademia ci sono stati momenti molto belli, momenti che mi hanno aiutata a diventare quel che sono oggi. Ma è stato un percorso anche molto difficile. Vivevo in un convitto insieme ad altre bambine mie coetanee, ma al ritorno a casa, la sera, non c’era la mamma ad aspettarmi, o a consolarmi. Nonostante questo, ho resistito. La mia passione era più forte.
  
– La danza è uno strumento di comunicazione universale. Quali sono gli stati d’animo che provi e che esprimi quando balli?
  
La danza è il mio pane quotidiano. Se non lo riesco a fare, ne risentono corpo e spirito. Ballare per me è essere libera di esprimermi, di raccontarmi. Senza che nessuno mi ponga dei limiti, mi dica cosa posso o non posso fare. La danza è un modo di vivere, e quando lo fai tuo non riesci a farne più a meno. Allora realizzi anche che i sacrifici fatti valevano la tua felicità. Non riesco a immaginare la mia vita senza la danza.
  
– Immaginiamo che ballare ed esercitarti richieda molto, sia in termini di tempo che di energia. Te ne avanzano per dedicarti anche ad altro?
  
Quand’ero in Accademia no, non avevo tempo per dedicarmi a null’altro. Dopo danza, scuola, cena e compiti, non ne avanzava. La mia adolescenza è stata diversa da quella dei miei coetanei. Ora, invece, ho tempo per me e per i miei progetti. Mi capita di lavorare con altri colleghi, esterni alla compagnia. La cosa più bella è avere la possibilità di studiare dei passi che in Teatro non si stanno facendo, come alcuni passi a due. Non solo del repertorio classico, anche cose contemporanee. Si crea una grande complicità e quando ogni ballerino ha il suo stile, fa emergere cose diverse anche di te.
  
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– I diversi stili di specializzazione di un danzatore, dal classico al contemporaneo, dall’Hip Hop al tango, dal jazz al flamenco, si esprimono secondo le regole di un linguaggio diverso. Per una ballerina classica, com’è approcciare un nuovo linguaggio di danza? E se dovessi sceglierne un altro, quale sarebbe?
  
Sicuramente, per un ballerino classico è più facile approcciare altri stili. Dicono che la danza classica sia la base di tutto, ed è vero. Il rigore che ti dà ti permette di affrontare tutto il resto. Se dovessi scegliere un altro tipo di danza, sceglierei il tango. Perché non esiste cosa al mondo che unisca eleganza, sensualità e bellezza come il tango. Una donna può sedurre con il tango senza aver bisogno di mostrarsi di più.
  
– Si parla di un’evoluzione recente della danza verso una forma più prettamente fisica, atletica, e meno teatrale. Cosa ne pensi? Com’è cambiata l’arte della danza dai tuoi esordi?
  
La danza continua a evolversi. Oggi, verso sempre maggiori virtuosismi, c’è più tecnica da affrontare. Per me esistono due tipi di ballerini. Quelli tecnici e razionali e quelli più espressivi, che parlano con l’anima. Il virtuosismo emoziona sempre, ma è l’espressività di un artista che racconta una storia e riesce veramente a trasmetterla, a emozionarmi di più. L’espressività permette di interpretare veramente cose diverse.
  
– L’anno del tuo diploma è stato un anno speciale, essendosi diplomati ben ventotto ragazzi. Un’esplosione di bravura. Regalaci un ricordo di quel giorno indimenticabile.
  
Il Diploma è ciò che sogni dal primo giorno in Accademia. Durante tutto l’ultimo anno ci si prepara a quel giorno, in cui ognuno presenta una variazione di fronte a una commissione.
C’è grande fermento, e grande empatia con gli insegnanti.
Ci sono le famiglie ad assistere. È bellissimo. Ricordo che a sera, tutti insieme, abbiamo lasciato andare dei palloncini nel cielo , non sapevamo dove ognuno di noi sarebbe potuto volare poi… È stato un giorno magico.

  
– Dacci tre aggettivi per definire la danza.
  
Rigore, eleganza, bellezza.


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