INTERVISTA A
PAOLA
MARESCA

Persone

  
Numerosi sono gli esempi, anche dal passato, che raccontano l’intimo rapporto che ha sempre legato il mondo naturale all’elemento femminile. Paola Maresca, architetto paesaggista e scrittrice da anni studia e pubblica articoli proprio su questo connubio, spesso caratterizzato da una ricca simbologia.
  
– Fin dall’antichità si attribuisce la conoscenza delle piante e delle loro proprietà alle donne. Come mai?
  
Esiste una sorta di legame che, fin dall’antichità̀, ha collegato il femminile con le piante, la natura e il giardino. La donna è maggiormente vicina, per similitudine, alla natura: al ciclo della luna, alla nascita e alla morte della vegetazione. Quindi, è stato facile fin dall’inizio attribuire alle donne anche la conoscenza “intima” dei segreti nascosti delle erbe, il loro valore curativo e “magico”. E se in passato la donna era rispettata per questo suo sapere, e i misteri collegati; con l’avvento del cristianesimo e del medio evo il rispetto diventa timore e invidia. Le donne sono considerate “streghe” e detentrici di un potere occulto. Solo col Rinascimento cominciano ad emergere alcune figure femminili, per lo più̀ appartenenti a un’elevata classe sociale, appassionate di giardinaggio e esse stesse “creatrici” di parchi e giardini, dove con competenza ne dirigono la realizzazione trasformandoli in sontuosi scenari per feste o eleganti rifugi d’amore.
  
– Quando il giardino è concepito come progetto razionale?
  
Nel 700, soprattutto in Francia, il giardino acquisisce per la donna una nuova consapevolezza: diventa il suo salotto, la sua nicchia separata fuori dalle regole canoniche, dove è libera di essere se stessa e di ricevere importanti personaggi della società e colloquiare. Ovviamente si tratta di una donna dell’alta società, dove la sua posizione è riconosciuta. In questo periodo esiste una diversa attenzione al mondo, un ritorno alla natura “primordiale”: basta pensare alle mode del giardino all’inglese. Con l’avanzare dei primi fermenti di emancipazione femminile – tra la fine dell’Ottocento e all’inizio del nuovo secolo – nasce la figura della scrittrice giardiniera che associa all’abilità di realizzare parchi e giardini quella di cimentarsi in produzioni letterarie specialistiche o di coinvolgere l’opinione pubblica dalle pagine di giornali. Ed è ancora nel novecento che il genio creativo femminile si esprime nella realizzazione di vere e proprie opere d’arte.
 
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– Quali esempi di giardini ci sono nella storia e nella mitologia?
  
Nella storia diversi sono gli esempi illustri di giardini femminili: se pensiamo alla mitologia troviamo il noto esempio dei giardini pensili di Babilonia voluti dalla regina assira Semiramide. Considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. La leggenda vuole che la regina trovasse nei giardini rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città.
Dopo il periodo più oscuro del medioevo, particolare interesse anche simbolico acquisiscono i cosiddetti “Giardini d’Amore”: un richiamo alla corrente letteraria dell’Amor cortese. Il giardino diventa lo spazio privilegiato e consacrato all’amore e la donna ritrova la sua piena dignità e viene omaggiata dai “trovatori” con regole rigide e simbologia annessa. Nell’ottocento noto è il giardino del castello Malmasison nell’Île-de-France, ideato da Giuseppina Beauharnais che, essendo una grande amante della botanica, vi fece costruire una serra riscaldata nella quale coltivò specie di piante provenienti dal mondo intero. Giuseppina in questo giardino ricevette importanti figure di statisti e intellettuali dell’epoca. Un altro parco degno di rilievo, italiano, è quello realizzato da Elisa Bonaparte Baciocchi nella sua residenza a Marlia: un vero e proprio vivaio in cui introdusse anche specie appena arrivate da Paesi lontani. E ancora, alla corte di Versailles la regina Maria Antonietta si ricrea, in una zona del parco del castello, il Piccolo Trianon ossia la copia di un villaggio in chiave bucolica. Qui, la regina radunò i migliori e più raffinati artisti del tempo.

  
– Quali esempi, oggi, di giardini “unici” ha da consigliare per una visita indimenticabile?
  
I giardini e i parchi d’autore sono tanti e sparsi soprattutto in Europa. In Italia, emblematico il “Giardino dei Tarocchi” a Capalbio in Toscana: si tratta di un parco artistico ideato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle e popolato di statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Ed anche il giardino della Villa Ephrussi de Rothschild: qui si possono esplorare ben 9 giardini realizzati nello stesso terreno (il giardino francese, spagnolo, fiorentino, giapponese ed altri esempi ancora). Il Giardino di Ninfa nel Lazio e i giardini di Villa Gamberaia a Firenze. In Francia, nell’Île-de-France celebre è il giardino ricco di fiori realizzato da Coco Chanel, il quale si dice che fu fonte d’ispirazione per i celebri profumi e per le caratteristiche boccette.
  
“Giardini, donne e architetture”, Paola Maresca, Angelo Pontecorboli Editore, 2005.
 
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Note:
1 La paesaggista Gertrude Jekyll.
2 Versailles, l’hameau di Maria Antonietta.
3 Cap Ferrat parco della baronessa Rothschild.
4 Settignano, Firenze, Villa Gamberaia.
5 Villa il Bel respiro di Coco Chanel a Garches (Île de France).
6 Capalbio, Giardino dei Tarocchi, Il Mago.
7 Parco della Malmaison, le damigelle d’onore di Giuseppina Bonaparte sulle acque del lago.
8 Giardino d’amore.
9 Dame in giardino (XVIII sec).

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