ROSALBA PICCINNI
INTERVISTA
Persone

FIORI, MELODIE ED ENTUSIASMO
  
  
Rosalba Piccinni è una donna piena di risorse, energica e coinvolgente. Cantante eccezionale e appassionata fiorista – da cui il soprannome “La Cantafiorista” – ha saputo unire le proprie passioni e coltivarle con coraggio e determinazione costruendovi intorno un’originale ed eclettica attività professionale e artistica. Amante della compagnia e del bello in ogni sua forma, Rosalba è la proprietaria di quattro negozi di fiori dei quali l’ultimo, inaugurato nel 2015, è l’esempio più evidente della sua raffinata poliedricità. Potafiori è un negozio e un bistrot milanese, il cui nome porta con sé le origini bergamasche di questa donna affascinante. Uno spazio dedicato alla musica e all’incontro in cui poter far colazione, pranzare o cenare circondati da splendidi bouquet e allestimenti vegetali, che una sera a settimana si trasforma in un jazz club. Un connubio ricchissimo, inedito e perfetto. Il frutto di una vita d’intenso lavoro, e di un amore profondo a cui La Cantafiorista non ha mai rinunciato. Il desiderio di essere una cantante ha infatti radici profondissime, l’accompagna praticamente da sempre. Nonostante abbia iniziato a lavorare molto presto – già all’età di tredici anni – Rosalba si è sempre esibita nei piano bar in giro per l’Italia, formandosi in seguito come apprendista in quel negozio di fiori che avrebbe rilevato, trasformandolo nel suo primo laboratorio creativo. Caratterizzato dalla preparazione di composizioni floreali minimaliste e originali raccolte in tessuti grezzi, Fiori soddisfa a tutt’oggi le diverse esigenze dei clienti con una grande attenzione al dettaglio, dagli allestimenti di spazi privati ai grandi eventi, senza mai rinunciare alla musica. Un’idea vincente che l’ha portata ad aprire una seconda attività a Milano, una terza nella Bergamo Alta e infine POTAFIORI. Grazie
alla sua inesauribile ricerca di idee e alla sua voglia di fare, Rosalba è diventata ben presto un punto di riferimento per l’organizzazione di serate ed eventi, tra cui romantiche serenate a sorpresa.
Si può dire che La Cantafiorista abbia trovato nella capitale della moda e del design una seconda casa, e il modo di ampliare ulteriormente la sua offerta. Come e con cosa, ce lo facciamo raccontare direttamente da lei, qui da POTAFIORI.

  
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– Cosa rende POTAFIORI un luogo così speciale? E come nasce l’idea di arricchire il tuo repertorio con la cucina?
  
Organizzavo i miei concerti nei miei negozi di fiori, durante i quali offrivo aperitivi speciali che poi la gente ha iniziato a richiedermi, spingendomi così ad aprire POTAFIORI, un vero e proprio negozio di fiori con cucina. Il cibo è un vero e proprio collante per me, che avvicina e tiene insieme le persone. È vita. Esattamente come le piante, ed entrambi non “riescono bene” se non hanno amore. E per me l’amore, è il più importante degli elementi nella mia vita di creativa e di donna. La cucina dei miei ragazzi esprime e racconta l’amore per la vita, la terra e le radici, esattamente come faccio io con le mie creazioni.
  
– Un connubio che esprime grande vitalità, la stessa che esprimi tu attraverso il canto e le tue composizioni di fiori. POTAFIORI è un esempio della contaminazione tra mondi diversi ma sorprendentemente affini, esaltazioni del bello e del far bene. E di un senso di accoglienza molto italiano. Ed essendo a Milano, tra gli ingredienti di questo incredibile pot-pourri non poteva mancare un po’ di design…
  
Quello che ho in testa io spesso non esiste ed essendo un’anima leggera ma al tempo stesso complessa e molto esigente, ho deciso insieme ai miei collaboratori artistici di dare forza al nostro talento, personalizzando i nostri prodotti. Da qui, ad esempio, la nascita dei nostri grembiuli realizzati con le stoffe di William Morris o i nostri piatti, firmati Richard Ginori, che portano i disegni dei nostri fiori e di foglie, grande simbolo d’italianità. Qui il design non è solo complemento di arredo. È parte viva e comunicante. Parla la stessa lingua delle mie creazioni.
  
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– Tornando ai fiori, sappiamo che ami i gerani, che stavano sul balcone di quando eri bambina. E che rappresentano un po’ della genuinità che sai comunicare alla gente. Ma una donna così poliedrica, elegante ed energica come te, ha un fiore preferito in assoluto o al contrario un fiore che non ama?
  
Amo i fiori semplici, e adoro accostarli con quelli più assurdi e più complessi, difficili. Perché adoro i contrasti e amo improvvisare. In base a quello che ho, creo. Esattamente come un cuoco che sceglie cosa preparare, in base alle materie prime fresche a disposizione. Anche il ramo o il fiore che sta seccando, che chiunque butterebbe, io faccio in modo di farlo rivivere con le mie creazioni.
Amo tutti i fiori, in particolare quelli di campo come le margherite e i papaveri, che adoro raccogliere e comporre, perché sono spontanei. Un po’ come me…

  
– Quali sono i tuoi punti di riferimento? Da cosa trai ispirazione nella tua ricerca?
  
La conoscenza è la base per tutto. Se conosci e sei padrone di un dato sapere, allora puoi dare sfogo alla creatività. Una regola per me importantissima e che mi guida nelle mie creazioni è
“less is more”. È così che creo quel contrasto che amo. Così come l’utilizzo di materiali grezzi e poveri, come il ferro, il cemento, che nella loro semplicità, per contrapposizione, riescono a esaltare il contenuto.

  
– Un esperto di giardinaggio, Chris Beardshaw, sostiene l’importanza della musica nella crescita delle piante e per dimostrarlo ha eseguito con i suoi allievi una serie di esperimenti utilizzando piante di Alstromeria. Non è il solo a credere che le melodie musicali, e in generale le vibrazioni acustiche armoniose, siano capaci di stimolare positivamente le piante e i fiori. Cosa ne pensi? E la musica, è terapeutica per chi l’ascolta e per chi la fa?
  
Sono pienamente d’accordo, perché le piante sono vive, recepiscono, vivono attraverso la luce, e la natura sente per forza. La musica è catarsi, essendo arte, è quindi un canale di espressività attraverso cui tutto defluisce, gioia e dolore.
  
– Per restare in tema con la musica, che ti appartiene fin da bambina, ci piacerebbe sapere qualcosa di più sull’evoluzione dei tuoi gusti musicali, prima di riscoprirti cantante jazz. Una passione adolescenziale? Un amore che dura ancora e che ti ha influenzata?
  
A casa mia c’era la radio nazionale, che mio papà adorava ascoltare; io sono cresciuta ascoltando Ella Fitzgerald e Billy Holiday, ma anche la musica italiana, che ho poi adattato in chiave jazz.
  
– Che canzone vorresti aver scritto tu?
  
Imagine, di John Lennon.
  
– Con chi vorresti duettare?
  
Con Mina, perché è un mito per me, sia come artista che come donna. Oltre ad avere una vocalità pazzesca.


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