Contaminazioni

LA SECONDA
VITA DEL NEON
DA INSEGNA
PER BARBIERE
A ICONA D’ARTE

Contaminazioni

L’arte si “accende”, veramente, già a partire dagli anni trenta grazie al Neon. È l’artista László Moholy-Nagy a teorizzare per primo che l’illuminazione notturna tipica delle insegne fluorescenti cittadine avrebbe potuto costituire “un campo espressivo” per artisti. E da insegna luminosa propagandistica per esterni, il “tubo fluo” fa presto a trovare spazio dentro il museo dove diventa effettiva opera d’arte.
  
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Il neon, inventato da Georges Claude nel 1910, racconta in realtà una storia significativa: da rapido successo commerciale, a caduta e, infine, rinascita artistica. Infatti, appena messo in produzione, cattura l’attenzione d’Industriali e pubblicitari: dopo un primo timido utilizzo da parte di un commerciante per il suo atelier di barbiere, è la casa italiana di vermouth, Cinzano, a sperimentare lungo gli Champs Elysées parigini l’insegna con la scritta del Marchio a lettere illuminate, alte più di un metro. Una scritta imponente che si erge sopra i tetti della città “dei lumi”. Ci vuole poco, e grazie ai suoi colori “esagerati”, sgargianti e alla sua versatilità il neon comincia a campeggiare in luoghi pubblici e domestici, arrivando a ridisegnare quartieri se non addirittura città come l’americana Las Vegas, esemplare icona del consumismo.
Nel tempo, progresso e necessità di strumenti a minor impatto energetico, portano lo stesso neon a essere impiegato sempre meno, anche se non scompare del tutto.
  
È però nel versante artistico che l’utilizzo di questa luce artificiale viene recuperato e conosce un importante sviluppo. Fontana è il primo, attorno agli anni ’30, a impiegare il neon e la luce nera (lampada di Wood) per alcune delle sue “Ambientazioni”.
Ma è a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta che il neon diventa il materiale preferito da artisti sperimentatori e “concettualisti” perché, essendo facilmente manipolabile e dai colori “forti”, si presta a rendersi scrittura, contorno di oggetti da illuminare e forma sagomata in scultura. Tra i tanti emergono artisti come l’americano Dan Flavin nelle cui installazioni le lampade misurano lo spazio dando ritmo e colore, e James Turrel che nei suoi grandi ambienti colorati nasconde le sorgenti luminose in modo da proiettare il flusso in modo mirato e trasformare in luce l’intera architettura.
Con Joseph Kosuth, Mario Merz, Bruce Nauman e Maurizio Nannucci fanno la loro prima comparsa i testi al neon, frasi che spesso descrivono solo sé stesse ma che nella loro luminosità diventano oggetti astratti, immagini fluttuanti nello spazio, vere opere visive: “Four colors four words” recita un’opera colorata di Kosuth; un tubo di luce bianca scrive “che fare?” in una pentola riempita di cera nel lavoro di Mario Merz. Sempre protesa alla ricerca della relazione tra le parole e le immagini è l’opera di Nannucci, come anche quella di Bruce Nauman, che con il neon ha trascritto ben cento modi di vivere e morire.
  
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Grazie a questi nomi, e ad altri ancora, il “tubo fluo”, che unisce chimica e tecnologia, vive una seconda rinascita: dopo aver svestito gli abiti vecchi del mezzo commerciale, si addobba di simboli, significati, nuove funzioni e diventa, così, icona d’arte. Si allestiscono mostre, si creano Musei – come il MOna di Los Angeles – si aprono scuole d’arte vocate che attirano sempre più giovani sperimentatori, da una parte, istituzioni pubbliche e soprattutto aziende, dall’altra, che come “mecenati” sponsorizzano e producono.
  
In questa nuova vita, il Neon diviene anche espediente “artistico” di riqualificazione urbana grazie alla sua peculiare versatilità. Come nel caso del progetto recente di restyling della fermata metro “Cavour” di Roma dove le scritte al neon “Ti amo”, “Bye bye”, “Wait” del giovane artista romano Rub Kandy sono esposte sui muri ripuliti in una mostra temporanea. Oppure il piano di riqualificazione della vecchia strada napoleonica “Il Terraglio”, che unisce Treviso a Venezia, pensata da F/ART – azienda internazionale di trasformatori per lampade al neon.
Con una grande passione per l’arte Marisa Graziati, amministratore delegato di F/ART, ha due sogni nel cassetto: creare in futuro una Fondazione per collezionare opere a neon, vintage o moderne; e riqualificare la vecchia strada napoleonica con installazioni al neon. “Il progetto nasce qualche anno fa dal mio desiderio di ridare prestigio a una delle più belle strade italiane – spiega Marisa – Immagino la via come un parco di sculture, con opere d’arte visibili direttamente dalla strada. Si riparte dalla cultura artistica e architettonica del territorio per dare nuovo lustro a questo storico nodo stradale”.
  
Da alcuni anni F/ART collabora – sponsorizzando e producendo – con artisti, architetti e light designer in numerosi progetti internazionali: come le installazioni di Marcella Barros, i ritratti luminosi di Dusty Sprengnagel, le monumentali spirali scritte con il neon di Stephan Huber; e il lavoro di Maurizio Nannucci “All art has been contemporary”: 150 metri di tubi al neon che hanno animato la facciata dell’Altes Museum di Berlino.
Attualmente, è presente alla Biennale di Arte Contemporanea, nell’evento collaterale M.O.D.U.S. – Tecniche, poetiche, materiali nell’arte contemporanea, con l’opera realizzato con il Neon, “ToutVa” del duo italiano Marotta & Russo, che l’azienda ha prodotto.
  
Neon e arte contemporanea: per la Graziati il futuro di questa combinazione è ‘luminoso’. “Il neon ha dato la possibilità agli artisti di concepire il colore come volume nello spazio: Fontana, Navarro, Flavin, Nannucci sono solo alcuni dei nomi più noti tra gli artisti che hanno abbracciato la poetica del neon. Il futuro non può che essere luminoso, visto il forte ritorno all’utilizzo del mezzo in campo artistico, architettonico e pubblicitario. L’Ente Certificatore americano UL ha, infatti, di recente ribadito come il neon sia la fonte luminosa più ecologica in senso stretto, ovvero, riciclabile e a minor consumo di energia e risorse naturali”.
  
Note:
  
Copertina. Marotta & Russo – ToutVa
1. Dusty Sprengnagel, Pasolini
2. Francesca Marangoni, Go Up, 2013, sponsored by Fart
3. Marisa Graziati
4. Laddie John Dill, Sand&Light

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