Contaminazioni

LIGHTING DESIGN,
CREATIVITÀ,
TECNOLOGIA E
SALUTE DAL MONDO
DELLA “LUCE”

Contaminazioni

Lo sappiamo bene. Per vivere, l’uomo non ha bisogno solo di aria e acqua, ma anche di luce. Essa, naturale o artificiale, agisce sulla persona a livello visivo ossia sulla sua percezione del mondo reale; a livello emotivo perché influenza gli stati d’animo; e a livello biologico perché condiziona direttamente le funzioni fisiologiche.
Il pensiero filosofico odierno della Human Centric Lighting (HCL) – illuminazione al servizio dell’uomo – nasce proprio da questo principio e guiderà il settore “luce” nei prossimi anni. Oggi, più che mai, tecnologia, architettura e design s’incontrano e s’integrano a favore della salute dell’uomo senza perdere in estetica.

Lo studio della luce, in realtà, ha radici antiche: già in passato architetti e artisti hanno cercato di plasmare quella naturale per le proprie esigenze, oppure hanno tentato di riprodurla con espedienti artificiali. Si pensi al Pantheon di Roma del II secolo d.C. dove il rapporto tra luce e ombra è originato dalla soluzione dell’unica apertura posta al centro della cupola; oppure alle cattedrali gotiche in cui la luce penetra all’interno attraverso gigantesche vetrate colorate, studiate appositamente per offrire l’idea della trascendenza. L’artista Piero della Francesca nel “Sogno di Costantino” applica pittoricamente una luce che pare un neon di prematura invenzione. E se la seconda metà del XX secolo vede il trionfo del design applicato alla luce, il periodo più rivoluzionario è senz’altro quello contemporaneo grazie, ma non solo, alla “scoperta” dei colori che compongono la luce bianca, l’invenzione di sistemi di gestione particolarmente avanzati e la creazione di nuove fonti di luce – tra cui i LED e gli O-LED.
  
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Gli edifici, e la casa in particolare, sono anche contenitori di sensazioni ed emozioni: la loro progettazione richiede, oltre che competenza, anche una grande sensibilità e attenzione. Il lighting design, che dello studio dei punti luce ha fatto il core business, ha favorito il cambiamento d’approccio nel concepimento degli spazi interni ed esterni. Al momento è il settore del design industriale più in evoluzione vista l’enorme varietà di nuove soluzioni luminose legate alle tecnologie che stanno prendendo piede nel mondo dell’illuminazione. È nato, in principio, rivolto principalmente ad ambiti industriali e lavorativi, in seguito ai primi studi di ergonomia sul posto di lavoro. Esteso agli ambienti domestici, oggi comprende anche studi sull’illuminazione urbana.
  
Fino a poco tempo fa illuminare significava semplicemente ricorrere a elementi complementari come lampade da tavolo, lampadari montati al centro della stanza, plafoniere o, per i più audaci, binari elettrificati provvisti di faretti che generavano giochi di luci e d’ombre antiestetiche. Oggi, l’edificio del futuro, soprattutto la casa, è già a portata di mano: molto più razionale nello studio della disposizione degli spazi, versatile per la piena fruibilità di più persone, e confortevole grazie a un’illuminazione naturale che favorisce concentrazione e relax. Ovviamente senza perdere in eleganza e attrattiva.
  
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Ma cosa è cambiato di fatto in questo millennio? I punti luce sono sempre più responsive e on demand, ovvero, capaci di variare l’intensità e la diffusione a seconda degli ambienti e dell’orario: solo dove e quanto serve grazie ai software di ultima generazione che permettono di controllare le fonti luminose di qualsiasi tipo di ambientazione. E le nuove sperimentazioni stanno verificando la possibilità di intervenire utilizzando i più avanzati strumenti di controllo, come sensori, app per tablet o smartphone, che attraverso sistemi Wi-Fi possono indirizzare apparecchi e sorgenti luminose. Così diventa possibile programmare o modificare manualmente gli scenari luminosi in base alle esigenze dell’organismo: il risveglio, il mantenimento dell’attenzione, il relax, la fase di addormentamento.
  
Oggi, l’illuminazione è sempre più sostenibile, perché i nuovi elementi d’arredo nascondono un’anima hi-tech come il led che ha un rendimento altissimo, dura 120mila ore a fronte delle 1.000 della lampadina incandescente. E tra gli aspetti più rivoluzionari che ci ha regalato il led anche la possibilità di determinare il colore della luce in base alla stanza da illuminare, generando così sensazioni di benessere e relax, favorendo inoltre la concentrazione.
Infine, le lampade sono sempre più d’effetto e vere e proprie opere d’arte, di design dalle forme spinte, anche quando recuperano la tradizione. E sempre più spesso a questi impianti d’illuminazione i professionisti affidano messaggi “allegorici” come nel caso del progetto Light Drop ideato da Rafael Morgan, che vuole farci riflettere sulle risorse naturali del nostro pianeta: un rubinetto diventa l’interruttore della lampada, più si apre il rubinetto, più luce viene emessa. Questa installazione ha vinto il Terzo Premio al concorso di progettazione Bright LED internazionale.
  
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Per la lighting designer Alessandra Miotto la “seconda metà del XX secolo ha visto il trionfo del design applicato alla luce. La scoperta della composizione della luce e dei suoi colori, l’invenzione di sistemi di gestione avanzati e la nascita di nuove sorgenti (LED e O-LED), hanno contribuito a rendere il nostro modo di lavorare completamente rivoluzionato. Il lavoro del lighting designer al giorno d’oggi non si risolve più̀ semplicemente con scelte funzionali o estetiche, ma con considerazioni sempre più̀ complesse sulla godibilità dello spazio in senso generale. Ormai siamo in grado inoltre di sviluppare progetti “taylor-made”, ossia cuciti su misura, per rivelare l’identità̀ di ciò̀ che s’illumina”.
  
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