Contaminazioni

LO STATO DELL’ARTE
È SEMPRE PIÙ
TECNOLOGICO

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L’ESPERIENZA CULTURALE TRA FISICO E VIRTUALE
  
Viviamo in una società liquida in cui tutto cambia velocemente, scorrendo rapido senza soluzioni di continuità. La stessa realtà virtuale, che ci appariva fino a ieri come qualcosa di astruso e inconsistente legato all’immaginario e al futuro, si sta trasformando con un ritmo incalzante in virtualità reale coinvolgendoci attraverso l’uso amplificato dei media e della tecnologia. Il passo è breve e oggi il mondo virtuale è più reale del reale. Una tendenza che interessa anche il “sistema arte” e che all’indomani dell’inaugurazione di proposte culturali oggi diffuse in tutto il mondo sotto il nome di “experience”, riflette la portata dell’impatto della tecnologia sul nostro modo di conoscere e apprendere.
  
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È l’era dell’edutainment, termine coniato nel 1973 dal documentarista del National Geographic Bob Heyman, che indica la svolta verificatasi nella fruizione di un bene culturale, anche in assenza del soggetto in questione.
La comunicazione culturale del tempo presente fonde i principi dell’educazione, education, con quelli dello svago, entertainment, generando un fenomeno che coinvolge i sensi in modo diverso e innovativo, andando oltre alla classica ritualità delle esposizioni di un tempo.
I musei virtuali hanno rappresentato il primo step di questa trasformazione. Con lo scopo di completare o migliorare l’esperienza museale attraverso forme di personalizzazione, interazione e arricchimento dei contenuti, le entità museali digitali sono nate come riferimento virtuale a quelle fisiche quali strumenti di una conoscenza mediata, a distanza. Sono nati anche luoghi virtuali indipendenti, ossia privi della controparte museale reale, per aggregare opere d’arte e altri elementi culturali normalmente diffusi sul territorio e parte del patrimonio culturale di una nazione o del mondo. È l’esempio del Google Cultural Institute, che alle opere dei musei affianca una serie di progetti tematici per rendere disponibili materiali solitamente conservati negli archivi di istituzioni culturali e non esposti al pubblico.
  
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Accade così che l’arte si privi della materia. E che si sviluppino nuovi modi per promuovere e assimilare cultura, coinvolgendo gli utenti in esperienze sensoriali immersive. È il caso di Klimt Experience, la mostra ospitata al Mudec di Milano e tutt’altro che convenzionale. Sin da subito si è accolti un uno spazio che ricostruisce il contesto storico e socio-culturale dell’artista guidando attraverso le tappe fondamentali della sua vita. Le immagini delle opere, proiettate su schermi immensi, scorrono ad altissima risoluzione e aiutano a cogliere anche i piccoli particolari, accompagnate dalle musiche dei compositori preferiti di Klimt. Non si tratta di opere vere e proprie, quindi, da osservare e ammirare, ma di una e vera propria esperienza che regala emozioni e offre al contempo un enorme bagaglio d’informazioni. Il virtuale si presenta così come una nuova rappresentazione del reale, suscettibile di diventare il principale strumento di cultura e conoscenza.


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