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SFUMATURE
DI
BELLEZZA

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I RISVOLTI DEL MAKE UP PER UN NUOVO CONCETTO DI CURA DEL SÉ
  
Il make up femminile, inteso come l’utilizzo di prodotti per definire o modificare i tratti del volto, è un fenomeno di costume che ha radici antiche. Le donne si truccano da sempre e a ogni epoca della storia corrisponde un differente risvolto emotivo, psicologico e sociale. Al giorno d’oggi la bellezza è un valore sociale consolidato ed emergono nuovi bisogni e desideri legati non solo all’estetica ma al benessere, fisico e interiore. E proprio l’Italia, simbolo riconosciuto di stile ed eleganza nel mondo, offre un punto d’osservazione privilegiato sul settore e sui nuovi trend. Non è un caso che proprio il paese de “La Grande Bellezza” sia il leader mondiale nella produzione di cosmetici utilizzati dalle donne dei cinque continenti. Il 65% del make up venduto a livello internazionale risulta essere realizzato proprio in Italia, che occupa il quarto posto nella classifica dei consumi di trucchi in Europa (dopo Germania, Francia e Regno Unito) e dimostra anche forti caratteristiche di trend setter: un nuovo prodotto che ha successo in Italia, molto probabilmente avrà successo anche nel resto del mondo. Nel secolo scorso tutte le principali multinazionali del settore – europee, americane e giapponesi – hanno aperto le loro filiali nel nostro paese, ricoprendo un ruolo importantissimo per l’economia e contribuendo a ribadire l’eccellenza dei cosmetici Made in Italy. La filiera italiana del make up è lunga e competitiva, in continua e rapida evoluzione. Ricerca e innovazione, oggi, sono il motore di un profondo cambiamento nella direzione della cosmeceutica: la convergenza tra cura estetica e farmaceutica che ha dato vita a una categoria di prodotti cosmetici con principi attivi, funzionali e benefici. A fard, rimmel e rossetti non è più solo richiesto di esaltare la bellezza del viso e mitigare gli inevitabili segni del tempo, ma di aiutare a proteggere e mantenere le zone in cui sono applicati, riscoprendo il valore del legame tra bellezza e salute, alla base di una cultura del benessere nota agli antichi e testimoniata nella storia del trucco.
  
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Nell’antico Egitto, dove nacque l’uso dei cosmetici, si faceva un grande uso di creme di diverse colorazioni per schiarire e uniformare l’incarnato, utilizzato al contempo come repellente per insetti. Le funzioni del make up erano molteplici: religiosa (si credeva fosse gradita agli dei e che il trucco potesse proteggere dal male), estetica e terapeutica. A essere sottolineato era soprattutto lo sguardo e il kohl, o kajal, il tipico tratto spesso di matita egiziano, era un autentico scudo contro le infezioni batteriche oculari. Un recente studio dell’Istituto francese CNRS (Centre national de la recherche scientifique) e del museo del Louvre ha rivelato infatti come il primo trucco canonizzato della storia contenesse sali di piombo, attivatori delle difese immunitarie contro l’attacco dei batteri. Anche gli antichi greci e romani conoscevano le proprietà benefiche del trucco e spesso i trattati di medicina corrispondevano a veri e propri manuali di bellezza. Nella storia moderna bisogna attendere il ‘900 per assistere alle trasformazioni sociali che danno definitivamente vita al fenomeno del make up come oggi lo conosciamo. Nel primo decennio del secolo il trucco diviene per la prima volta un piacere personale e non solo un modo per correggere eventuali difetti, grazie alla ricerca di personaggi come Helena Rubinstein, la celebre sostenitrice del fatto che “non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”. La prima polvere per il viso color carne, e non più bianca, risale al 1906, mentre il primo vero fondotinta, nato per l’industria del cinema e destinato a uscire dagli Studios negli anni ’30, è del 1914. La vera rivoluzione avviene tuttavia con l’evoluzione del cinema e l’esplosione di modelli e icone da imitare. Di conseguenza, nasce una nuova professione: il make up artist. Primo fra tutti, Serge Lutens. Il trucco è ormai un “accessorio” di sé irrinunciabile, sempre più pratico e capace di resistere, nel tempo o all’acqua. Ed è solo con l’avvento del ventunesimo secolo che riemerge il concetto di trucco curativo, grazie alla tendenza del “natural look” e all’introduzione di principi funzionali mirati e performanti tra cui l’Acido Ialuronico.
  
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Gli ultimi trend curativi giungono dalla Corea sotto forma di creme colorate, idratanti e nutrienti, un concetto multifunzione in via di sviluppo secondo una logica alfabetica, approfondita e ampliata nel nostro paese. Se skin care e make up si trovano sullo stesso piano, il trucco è analizzato sempre più in relazione al benessere dal punto di vista psicologico. Cosi come le donne, oggi, si sentono chiamate a sviluppare un’idea personale di bellezza e ad accettarsi, imparando a valorizzarsi. A celebrarsi. “La bellezza non è che una promessa di felicità”, diceva Stendhal. Soprattutto se permette di esaltare la propria personalità, incrementare l’autostima, ritrovare la fiducia in se stessi in un momento di difficoltà. “Il trucco deve essere un modo per esprimere la propria creatività, per divertirsi e per fare emergere la propria identità” sostiene Regina Harris, artista del trucco e icona di stile americana. Nella società di oggi in cui gli strumenti che abbiamo a disposizione ci rendono spesso dipendenti, sfuggendo al nostro controllo, le donne hanno bisogno di valorizzare la bellezza che è in loro. Nasce così la “look therapy” o “make up therapy”: un invito a una nuova concezione del trucco inteso come strumento per rinnovare la propria esteriorità, vincere le insicurezze e riconoscere le proprie risorse interiori verso una nuova dimensione del benessere, anche in presenza di una disabilità. E’ l’obiettivo, ad esempio, di “Make your smile Up”, progetto nato dall’incontro tra il Centro documentazione handicap di Bologna e la pedagogista e truccatrice Martina Tarlazzi, giovane pedagogista e truccatrice che da anni si occupa di tematiche legate al corpo e all’identità con persone disabili o in condizione di disagio. Il primo laboratorio, “Ma come ti trucchi?!?”, si è concentrato proprio sulla cura della propria pelle e sul make up più adatto a mettere in risalto la propria bellezza naturale. “La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. Un concetto in cui credere, ritornando a riscoprire innanzitutto la prima dimensione di bellezza: quella originale.
  
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