Contaminazioni

VIDEO ARTE
AL SERVIZIO
DEL SOGNO

Contaminazioni

L’ESTETICA IPERCINETICA E ONIRICA DI PIPILOTTI RIST
 
Basata sulla creazione e riproduzione d’immagini in movimento, la video arte si serve delle strumentazioni video per precise finalità comunicative intervenendo sulla percezione del reale da parte dello spettatore, senza fermarsi alla sua pura documentazione. Tra gli interpreti più interessanti di questa forma d’arte c’è Pipilotti Rist, un’artista svizzera diventata icona della cultura pop, l’inventrice di un nuovo linguaggio e di un mondo costruito sulla linea di confine tra sogno e realtà fatto di visioni fluttuanti, colori vibranti e psichedelici, colonne sonore ipnotiche. La Rist raccoglie e reinterpreta l’eredità di Nam June Paik, considerato uno dei pionieri di quest’arte, e affronta i temi della sessualità femminile e della cultura dei media con una purezza e una libertà ineguagliabili. Sempre alla ricerca di avvicinare arte e vita, senza essere mai elitaria. “Ho sempre considerato il video come il più meraviglioso contenitore per le mie paure, i miei desideri, il mio subconscio, le immagini nella mia testa.” “Quando chiudo gli occhi la mia immaginazione vaga libera. Allo stesso modo voglio creare spazi per la video arte che ripensino la natura stessa del medium in sé, voglio scoprire nuovi modi di immaginare il mondo, tanto quello esterno che quello interiore.” Il cuore del suo lavoro è la fantasia, attraverso cui trasporta lo spettatore in mondi inaspettati fatti di sensualità e leggerezza, coinvolgendolo in un’esperienza immersiva e totalizzante, visiva e corporea.
Le sue installazioni sono esplorazioni sensoriali in cui la distanza fisica e psicologica con il pubblico è annullata in spazi dalle proporzioni stravolte e immagini gigantesche trasportano in un viaggio nel subconscio, in un’esperienza meditativa alla scoperta di ciò che è “dietro le loro palpebre”.
 
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Elisabeth Charlotte Rist nasce a Grabs nel 1962, nella campagna svizzera vicina al confine con l’Austria, e fin da bambina sceglie di farsi chiamare Pipilotti in onore all’eccezionale personaggio di Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe, con cui sente una particolare affinità. Dopo gli studi in fotografia a Vienna e in comunicazione audiovisiva alla Scuola di Design di Basilea, inizia la sua carriera artistica nel 1988 come musicista nel gruppo Les Reines Prochaines, una band femminile post punk, realizzando nel frattempo i suoi primi video in Super 8. Proprio nel 1986 esordisce con il suo primo video “I’m not the girl who misses much”, citazione della canzone di John Lennon “Happiness is a warm gun” (1968), in cui modifica la propria voce e deforma l’immagine di sé mentre danza vivacemente e a petto nudo: una prima dichiarazione di rifiuto dell’immagine femminile presentata dai video musicali, e considerato dai suoi esegeti il suo video più significativo.
Occorre infatti tener conto della stretta relazione tra musica e video dovuta alla nascita di MTV, nel 1981, il canale statunitense dedicato alla programmazione di video musicali, e dei suoi effetti sull’arte. Negli anni ’90 Pipilotti inizia a interessarsi a tutte le forme di produzione dei media elettronici, perfettamente adatti alla nuova forma d’arte avanzante, e nel 1992 realizza un altro filmato, “Pickel Porno”, un lavoro sul corpo femminile e l’eccitazione sessuale in cui affida alla fotocamera il punto di vista del partner e utilizza piccoli oggetti, vestiti e tonalità sgargianti per evocare un universo simbolico e metaforico dell’immaginario erotico, evocando un senso di bellezza ben diverso dall’ideale promosso dai media tradizionali. “La comune definizione di femminile e di femminilità è troppo restrittiva: io cerco consapevolmente di evocare con il mio lavoro il lato positivo della follia e dell’isteria, e questo aspetto va molto al di là di un semplice divertimento.
È una tattica di sopravvivenza per far brillare alla luce del sole l’essenza del femminile…”. La sua arte vuole nondimeno rivolgersi a tutti, maschi compresi. “Del resto c’è il 50% di probabilità di nascere maschi”. Con notevole ironia e insaziabile curiosità la Rist usa il video come mezzo artistico comunicando con il suo pubblico in un modo innovativo, forte, folgorante. Come in un altro dei suoi video più noti e rappresentativi, da cui Beyoncé ha tratto uno dei suoi videoclip: “Ever is Over All”, 1997. Un misto di gioia e isteria, di gioco d’infanzia e vandalismo, di sensualità melodica e aggressione, in cui una ragazza cammina spensierata per la strada rompendo i vetri delle macchine a colpi di un fiore-martello, ricevendo lo sguardo complice di una poliziotta.
 
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Negli anni a venire, le videoinstallazioni di Pipilotti Rist, che combinano elementi della performance, della poesia, della musica e della scultura, si arricchiscono della dimensione ambientale: attraverso una combinazione di critica alla cultura pop, ironia e rilettura delle istanze femministe, le immagini si espandono nello spazio che circonda l’osservatore, superandolo e sfociando nella dimensione dell’esperienza emotiva. L’artista è tuttora una delle voci più autorevoli e anticonformiste dell’arte di oggi, e ha esposto con mostre personali nei musei più celebri del mondo tra cui il MOMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, le Biennali di Venezia, Berlino, Sidney e Lione. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Joan Mirò Prize (2009), e ottenuto altrettanti riconoscimenti, tra cui la nomination all’Hugo Boss Prize coordinato dal Guggenheim Museum di New York. Proprio la Grande Mela, al New Museum, ha ospitato l’anno scorso la più completa presentazione del lavoro di questa straordinaria “figlia della televisione”, completa dell’opera inedita “Pixel Forest”: una selva artificiale di tremila elementi in plastica fatti a mano, contenenti ognuno un singolo pixel del video.
La sperimentazione della Rist comprende inoltre un unico lungometraggio, “Pepperminta” (2009), con cui l’artista ha esordito come regista alla Mostra del Cinema di Venezia: “il formato più difficile, quello in cui la gente guarda in una direzione sola per ottanta minuti”. “Pepperminta” ha una trama indefinita e sfuggente, in un delirio crescente che è una vera consacrazione dell’arte come unica via per liberare gli uomini dalle loro tensioni. Basta poco per uscire dagli schemi, per spezzare le mille barriere che ci poniamo davanti ogni giorno: una mela che galleggia nell’acqua, una fragola sul marciapiede, anche solo indossare una maglia di un colore inusuale. Pipilotti Rist recupera la dimensione surrealista delle pellicole delle avanguardie artistiche e la mixa con le forme più originali dell’arte contemporanea, dando vita a un film quasi astratto ma ricco di idee ed emozioni, esaltando su tutti un valore: la libertà di essere se stessi. Un altro assaggio di come la Rist voglia, e riesca, a scardinare le convenzioni della società moderna.
 
www.hauserwirth.com
 
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Note:
 
Copertina. Worry Will Vanish Horizon, 2014. Hauser & Wirth, Londra 2014. Foto Alex Delfanne.
 

  1. A la belle étoile (Under The Sky), 2007. Installazione audio-video. Centre Georges Pompidou, Paris. Foto: Georges Meguerditchian. Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Homo sapiens sapiens, 2005. Installazione audio-video (fermo immagine). Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Parasimpatico, 2011. Installazione, Fondazione Nicola Trussardi, Cinema Manzoni, Milano. Foto: Roberto Marossi. Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Homo sapiens sapiens, 2005. Installazione audio-video (fermo immagine). Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Pickelporno, 1992. Video (fermo immagine). Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Ever is Over All, 1997. Installazione audio-video. Installazione, simulazione al computer. Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. I’m Not The Girl Who Misses Much, 1986. Video (fermo immagine). Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

 

  1. Pixelforest, 2016. Kunsthaus Zürich, Zurigo, Svizzera, 2016. Foto: Lena Huber. Concessione dell’artista, Hauser & Wirth e Luhring Augustine.

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