L'effetto Collaterale dell'Arte
MAGAZINE

L'EFFETTO
COLLATERALE
DELL'ARTE

L'effetto Collaterale dell'Arte 2
MAGAZINE

L’EFFETTO COLLATERALE DELL’ARTE

La chiamano “visual thinking strategy" ed è dedicata ai futuri dottori. Ma non solo.
Si tratta di un metodo che utilizza lo studio delle opere d'arte per arricchire le capacità di analisi,
imparando a descrivere e a ragionare sui sintomi dei pazienti. Come? Andando per musei.

Una novità destinata ad avere successo anche al di fuori dell’ambito strettamente medico grazie a un forte potenziale, e l’allenamento del cosiddetto “occhio clinico”. Che andare per negozi e dedicarsi a fare shopping fosse una sorta di panacea per tutti i mali, non è un mistero. Ma che alla frequentazione di musei e gallerie d’arte fosse riconosciuto un autentico valore terapeutico è una novità. L’arte acquista un valore aggiunto e diventa cura. Lo confermano anche alcune ricerche italiane, come quella condotta dall’Istituto clinico Humanitas di Milano secondo il quale il bello provoca emozioni capaci di agire sulla mente, anche più dei farmaci.

Lo stesso Picasso disse che “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni”, rientrando tuttavia in quell’immaginario di arte benefica soprattutto per chi la crea. Ma il trend dei nostri giorni, come descritto ampiamente nel libro “L’arte come terapia” di Alain de Botton e John Armstrong, evidenzia i vantaggi che l’arte ha su chi la osserva e “ne fa uso”, fino a identificare per ogni tipo di male una cura specifica. Secondo questi studiosi, fondatori di una scuola e di un vero e proprio movimento culturale, dedicare del tempo allo studio di un’opera aiuterebbe a incrementare la capacità di memorizzazione, così come ad avere maggiore speranza, acquisendo una visione ottimistica della vita e del mondo. Un’altra cosa che l’arte può migliorare è la capacità di sopportare il dolore, insegnandoci a vivere meglio e in equilibrio.

L’opera d’arte, qualunque essa sia, ci può aiutare a riflettere sull’impegno dell’artista, spingendoci a dare il meglio di noi stessi. E anche la difficoltà che talvolta proviamo nel capirne il senso si rivela uno strumento prezioso per crescere e ampliare i nostri orizzonti. Spesso siamo portati a perdere il senso dello stupore, a dimenticare la meraviglia che provavamo da bambini di fronte a ogni cosa nuova o inaspettata. E l’interrogarci di fronte alla bellezza sembra il rimedio migliore per riacquisire la capacità di avere nuovi occhi. L’arte ci rende più felici, diminuendo lo stress e creando una relazione tra noi e l’artista. In fondo, rimanere incantati davanti a un dipinto è un po’ come innamorarsi. E a chi non fa bene l’amore?